Sbarca anche nel Mezzogiorno la formula di aiuto agli indigenti finora diffusa soprattutto nel centro-nord. L’iniziativa dell’associazione "InConTra" a Bari, che racconta il metodo scelto e il difficile rapporto con le istituzioni

C’è chi fa la fila per acquistare l’ultimo modello di telefonino messo in commercio. E chi la fa per entrare in un supermarket e prendere una forma di pane, del latte, delle uova, dei biscotti, verdure e altro: prodotti che, se non fossero gratuiti, non potrebbe permettersiper dare da mangiare alla sua famiglia.

Il “centro commerciale della libertà”. Ogni lunedì e giovedì, nel quartiere San Paolo di Bari, in tanti aspettano l’apertura del Supermarket Solidale. Nato dalla lunga esperienza dell’associazione InConTra, il centro commerciale della “libertà”, come lo definisce il presidente Gianni Macina (perché permette alla gente di scegliere cosa mangiare e come vestirsi), ad oggi apre i battenti a 271 famiglie, 1005 persone. E spera di potere arrivare ad accogliere 300 famiglie entro la fine dell’anno. Queste strutture finora diffuse nel centro-nord del paese cominciano dunque a fiorire anche nel mezzogiorno, dove il numero di indigenti è più alto rispetto alla media nazionale, soprattutto in Puglia, dopo la Sicilia, come rileva l’Istat.

Il sistema a punti. Il modello Isee e i casi prioritari di indigenza sono le strade di accesso al Supermarket. “Le famiglie in gravi difficoltà economica vengono segnalate dai Servizi Sociali del Comune, - spiega Raffaele Zurlo, responsabile del Supermarket, - ma anche individuate dalla stessa associazione che conosce profondamente i casi di povertà che si annidano a Bari”. Un sistema a punti attribuiti a ciascuna famiglia in un mese, in proporzione alla consistenza numerica, e a ciascun prodotto consente l’acquisto fino ad esaurimento del “budget”. I prodotti ortofrutticoli e il pane sono gratuiti, così come quelli prossimi alla scadenza.

Gli aiutati offrono aiuto. “Ricevere un pacco di alimenti sicuramente aiuta a superare una difficoltà oggettiva e sostanziale, - dichiara il responsabile, - ma potere decidere cosa ‘comprare’ fa sì che un individuo non si avverta più come soggetto passivo, costretto a mangiare e a vivere come gli altri stabiliscono per lui e i suoi cari. Potere agire, potere scegliere trasforma le persone in soggetti attivi che decidono per sé e la famiglia, riabilitando i propri gusti, desideri e la responsabilità di stilare una lista di priorità, considerato che i punti non sono illimitati”. È un passaggio fondamentale perché mette in moto la “volontà di fare” delle persone. “Sono tanti i clienti che chiedono di potere contraccambiare offrendo il loro aiuto nella gestione del Supermarket”, - aggiunge Zurlo. - Da settembre saranno aperte le ‘assunzioni’ per un impegno di due ore al mese”. Al momento, il Supermarket ospita due ragazzi “messi alla prova” e un giovane accolto nello Sprar.

“Spesso la povertà economica provoca isolamento e solitudine, condizioni che mortificano ulteriormente genitori, figli e chiunque faccia parte del nucleo familiare, - dice ancora il responsabile. - Le “chiacchiere” che le persone si scambiano nelle lunghe file che si creano davanti al Supermarket, già a partire da alcune ore prima dell’apertura, generano relazioni, amicizie, vicinanza, condivisione. È un valore che neanche un numero infinito di punti può comprare”. Sono donne i cui mariti stanno scontando una pena in carcere, ma c’è anche chi ha perso il lavoro, chi non ce la fa ad arrivare a fine mese, chi abita nei paesi limitrofi dove non ci sono servizi di assistenza o dove non si vuole mostrare il proprio stato di indigenza per vergogna.

Una rete vincente. Ristoratori, panettieri, albergatori, aziende grandi e piccole - tra cui Ikea, Megamark, MSC, Ladisa, Eataly - sono gli anelli di una rete estesa e vincente non solo per il Supermarket ma per tutte le attività di InConTra a favore di chi vive un disagio. “Ciascuno offre il suo contributo gratuito non in denaroma in prodotti e in forza lavoro. Questo abbiamo sempre chiesto al territorio e oggi rappresenta le fondamenta della rete”, afferma Gianni Macina. In questo sistema corale le organizzazioni non profit coinvolte ricevono e aggiungono valore. “La collaborazione con le altre associazioni - spiega Macina - moltiplica la forza di ciascuna: se a noi avanza del cibo o altri prodotti, li diamo all’associazione che ne ha bisogno e viceversa. Se c’è necessità di aiuto in campo legale, medico, scolastico, di accompagnamento negli uffici, di supporto nella compilazione di documenti, nei casi di dipendenza, di detenzione e altro, attiviamo la rete”.

Quei soldi restituiti. È un risultato non scontato, laddove vige ancora la cattiva abitudine di creare partenariati fittizi per potere accedere ai bandi. “Nel 2015 abbiamo vinto un bando della Fondazione con il Sud con il progetto Piaf ­­- Programma di interazione per l’assistenza familiare, - proposto in partenariato con altre sei organizzazioni di volontariato. Il progetto è terminato, ma la collaborazione tra di noi è diventata ancora più solida”, dichiara con orgoglio il presidente. Una nota importante da sottolineare del progetto Piaf è che le associazioni non sono riuscite a spendere tutti i soldi assegnati da bando. “Nel nostro dna c’è la logica del recupero di beni e di servizi gratuiti.Abbiamo imparato a farlo molto bene attivando tutte le nostre collaborazioni. Lo stesso modus operandi abbiamo seguito nella realizzazione del progetto e un po' di soldi sono stati restituiti”.

Il difficile rapporto con le istituzioni. “Per anni ci siamo occupati di senza fissa dimora, - dice ancora Macina. - Nell’area antistante la stazione di Bari, ogni sera arrivavano in numero sempre crescente per ricevere un pasto, che grazie alla disponibilità dei volontari, anche questi sempre più numerosi, poteva essere garantito. Avvicinare le persone è stato molto importante per capire i loro bisogni e portarli all’attenzione delle istituzioni per i quali siamo stati i ‘rompiscatole’ per anni. Ciò che è successo è sorprendente. All’inizio abbiamo denunciato i disservizi pubblici, come la mancanza di dormitori e di bagni dove i senza fissa dimora potessero andare. Sono nati i primi dormitori e le mense. Nel 2011 la nostra azione si è aperta a tutti coloro che versavano in condizioni di indigenza. Ci siamo associati al Banco Alimentare e, successivamente, al Banco Farmaceutico per raccogliere i farmaci da banco non accessibili agli indigenti. I servizi sociali e i vari uffici comunali hanno chiesto e continuano a chiederci di aiutare le famiglie da loro segnalate. Il magazzino del Supermarket non è approvvigionato da alcun canale istituzionale, anche se poi si svuota per aiutare quelle persone che dovrebbero essere assistite dal Comune.

In occasione degli sbarchi degli immigrati durante il G7 e di alcuni giorni fa a Bari, InConTra è stata la prima a correre sul posto, insieme alla Croce Rossa e alla Caritas, portando cibo e vestiti, aiutando logisticamente la Polizia scientifica nelle operazioni di riconoscimento. “Ciò – conclude il presidente - in una totale mancanza di coordinamento. Dov’erano le strutture finanziate con i fondi pubblici? Alle istituzioni non chiediamo altro che essere ascoltati sull’offerta dei servizi da realizzare insieme e di sollecitare le grandi aziende a non sostenere sempre e solo le stesse organizzazioni.

Fonte: redattoresociale.it