Qualche proposta per uscire dalla crisi…

Lettera aperta al Governo che c’è ancora (?), ma soprattutto a quello che ci sarà.

La crisi, sembrerà strano, c’è ancora, anche se i ristoranti, come dice il nostro Premier, sono sempre pieni. Purtroppo sono piene anche le mense della Caritas, i dormitori, i centri di pronta accoglienza, le liste per le emergenze abitative, gli uffici dei Sindaci e degli Assessori alle politiche sociali dei Comuni di tutti i colori politici.

Come uscire da un momento economico-sociale così difficile per il nostro paese?
Sono convinto che un gruppetto di amministratori locali di colori diversi, chiuso in una stanza per una giornata intera (forse anche meno), sarebbe in grado di partorire qualcosa di più concreto della letterina alla Bce partorita dal nostro Governo.

Proviamo? Sul fronte delle entrate i primi provvedimenti riguarderebbero coloro che hanno fatto rientrare dall’estero 106 miliardi di euro con lo scudo fiscale al 5% e con l’anonimato garantito (G.B. e Usa rispettivamente al 42 e al 49%). Un ulteriore 20%-25% pensate a quanto ammonterebbe e stiamo parlando di proventi spesso frutto di evasione fiscale per non dire di provenienza illecita. Inoltre i capitali italiani attualmente presenti in Svizzera in cerca di anonimato ammontano a 100 miliardi di euro: un accordo con la Confederazione elvetica (come hanno fatto tedeschi ed inglesi) porterebbe nelle casse dell’Erario tra i 10 ed i 20 miliardi di euro.

Ici sulla prima casa: da stime recenti vale 3,5 miliardi di euro. Basterebbe tornare al sistema ante 2008, nel quale anziani e persone con redditi bassi erano già esentati. (Ps: anche Bankitalia in un recente studio economico propone un ripensamento sull’Ici sulla prima casa).

Patrimoniale? La chiede anche Confindustria (come cambiano i tempi…): un’imposta dell’1,5 per mille sui patrimoni over 1,5 milioni permetterebbe di finanziare 2 miliardi di taglio Irpef e altrettanti di tagli Irap per lavoratori ed imprese per rilanciare la crescita.

I costi della politica ammontano globalmente a 23 miliardi di euro, una riduzione media di almeno il 30% porterebbe a più di 7 miliardi di euro di risparmi.

Sul versante delle uscite una buona parte di questo extra-gettito dovrebbe ovviamente andare nella riduzione del debito pubblico e alla copertura dei 20 miliardi indicati nella delega fiscale. Per il resto, come già detto, ci sarebbero risorse libere per un piano straordinario per la crescita e l’occupazione giovanile e femminile (con sgravi notevoli per chi incentiva il part-time femminile). 

Le risorse derivanti dall’Ici (3,5 miliardi) potrebbero servire a due cose. 

La prima. Per rispondere al disagio dei 2,2 milioni di giovani senza studio né lavoro si potrebbe attuare un piano straordinario di servizio civile, da rendere in parte obbligatorio e gratuito (3-6 mesi) e successivamente per i più meritevoli remunerato (con un costo complessivo di meno di 1,5 miliardi si potrebbero immettere in servizio 250.000 giovani a fronte degli 11.000 attuali).

La seconda. Con il restante si coprirebbero i tagli devastanti di questi ultimi 3 anni al sistema socio-assistenziale, per difendere chi non ha tutele ed è colpito dalla crisi e si potrebbe lanciare una vera politica per la famiglia ed a sostegno della natalità con l’approvazione del Fattore Famiglia.

Lavoro di cura della famiglia: riconoscere i contributi pensionistici a chi rimane a casa in aspettativa (garantendo la conservazione del posto di lavoro) per assistere un anziano o una persona disabile non auto-sufficiente consentirebbe di ridurre le liste di attesa per l’ingresso in struttura di chi non ha invece una rete familiare e costerebbe relativamente poco.

Mi fermo qui, consideriamola la puntata zero di un libro concreto e puntuale dei sogni che nasce dal basso.

Rimarrebbero ancora temi importanti come dismissioni, liberalizzazioni, pensioni, ricerca ed innovazione, ambiente ed energia, spese militari, infrastrutture e chissà quanti altri…., ma per una serie di misure da primi (o ultimi) 100 giorni forse potrebbero già bastare….

(Le parole di Dino Barbarossa - Presidente della Fondazione E'BBENE)