La crisi, sembrerà strano, c’è ancora, anche se i ristoranti sono sempre pieni. Purtroppo sono piene anche le mense, i dormitori, i centri di pronta accoglienza, le liste per le emergenze abitative, gli uffici dei Sindaci e degli Assessori alle politiche sociali dei Comuni di tutti i colori politici.

Come uscire da un momento economico-sociale così difficile per il nostro Paese?

L’idea di chiamare tutti a raccolta non è nuova, ma certamente rappresenta una modalità (forse la modalità) per raggiungere l’obiettivo della costruzione di un Welfare inclusivo ed universale.

Si potrebbero così sfruttare le enormi e belle energie che il Paese esprime in tutti i Settori della società.

Ci sono alcune questioni che ci interrogano particolarmente, ci appaiono come i punti cardine della riforma e che ritroviamo nelle Linee guida:

-          Liberare risorse per un piano straordinario per la crescita e l’occupazione giovanile e femminile (con sgravi notevoli per chi incentiva il part-time femminile).

-          Attuare un piano straordinario di servizio civile, da rendere in parte obbligatorio e gratuito (3-6 mesi) e successivamente per i più meritevoli remunerato

-          Invertire la rotta dei tagli devastanti di questi ultimi 5 anni al sistema socio-assistenziale, per difendere chi non ha tutele ed è colpito dalla crisi e si potrebbe lanciare una vera politica per la famiglia ed a sostegno della natalità con l’approvazione del Fattore Famiglia.

-          Puntare sul Lavoro di cura della famiglia: riconoscere i contributi pensionistici a chi rimane a casa in aspettativa (garantendo la conservazione del posto di lavoro) per assistere un anziano o una persona disabile non auto-sufficiente consentirebbe di ridurre le liste di attesa per l’ingresso in struttura di chi non ha invece una rete familiare e costerebbe relativamente poco.

Alcune idee in relazione alle questioni poste

-          Organizzare la spesa sociale: non crediamo che la legge 328 sia superata nelle finalità o nel metodo, perché la spesa sociale e socio-sanitaria – che ha bisogno di crescere nuovamente – si trova oggi disarticolata in mille rivoli e con procedure di accesso dei territori che sono farraginose, duplicanti, discontinue. Pensiamo sia necessario ridare una regia unica alla spesa sociale, fissando i Liveas e la relativa copertura e procedendo con una programmazione territoriale unica

-          Povertà: se l’intento è quello di avere un “reddito minimo garantito” o una “social card universale”, occorre allora un metodo di accompagnamento del cittadino all’inclusione attiva. Il nostro (www.ebbene.it) è un percorso che stiamo facendo in Sicilia e che già dall’autunno sarà esteso a gran parte dell’Italia

Questo percorso si fonda su un impianto metodologico che prevede la costruzione di  un “piano d’intervento individualizzato”, definito sulla base dei dati emersi durante la fase di accoglienza e di analisi della domanda, che sia al contempo ad ampio spettro ed esclusivo per ciascun singolo o gruppo famiglia, in base alla specifica situazione di fragilità emersa. Tale Piano individualizzato, non solo punta ad inviare l’utenza presso il tipo di servizio più idoneo in base all’esigenza emersa, ma contiene anche impegni precisi per l’acquisizione graduale di autonomia e per facilitare l’integrazione sociale. Questa metodologia rientra certamente tra i nuovi modelli gestionali delle politiche di welfare: si tratta infatti di scelte operative in grado di assicurare flessibilità ed innovazione ai servizi alla persona nell’ottica di una maggiore economicità, efficienza ed efficacia degli interventi.

-          Incubatore d’Impresa: al Sud il Primo è Siciliano ed è l’unico promosso da un soggetto no profit (Sol.co. – Rete di imprese sociali siciliane www.solcoct.coo/incubatore) e finalizzato all’innovazione sociale. Fornisce sia servizi di struttura che consulenziali a elevato valore aggiunto che vanno dall’affitto di moduli per ufficio alla consulenza sulla definizione e lo sviluppo del business plan e la formazione imprenditoriale, dalla consulenza legale al monitoraggio dei finanziamenti, dal networking con altre imprese ai servizi di comunicazione e marketing.

La Rete Sol.Co in realtà svolge questa funzione strategica già da vent’anni, fa parte del vasto mondo della Cooperazione sociale, che ha sostenuto nell’ultimo ventennio 9 mila cooperative sociali, programmato l’accesso al lavoro di c.a. 15.000 persone mettendo insieme persone, talenti, tecnologie, know-how e capitali. Il dato innovativo di questo riconoscimento non è solo la “sicilianità” del nuovo incubatore ma soprattutto il settore in cui esso opera,  quello del “non profit” (in particolar modo della cooperazione sociale) che a fronte di un contesto economico in crisi rileva un aumento del suo valore economico e dell’occupazione. Difficilmente si può negare che la cooperazione sociale abbia portato un contributo determinate nel settore imprenditoriale grazie alla garanzia dei servizi offerti, alle funzioni di sperimentazione, all’innovazione, alla costruzione di reti solide e collaborative e ad un’infrastrutturazione sociale adeguata. Trasformare una semplice idea in un progetto concreto consente di avviare un processo lavorativo e di creare esperienze che si consolidano imprenditorialmente e che hanno un forte impatto sul sistema economico e sociale.

-       Youth Guarantee – Garanzia Giovani è un programma ambizioso e lungimirante, al quale il Terzo settore può dare un grosso contributo, soprattutto per garantire percorsi di inclusione di cittadini in condizione di svantaggio. Si individua, in particolare l’esperienza della Cooperazione sociale di inserimento lavorativo quale “impresa di transizione”, soggetto privilegiato per l’inserimento lavorativo dei soggetti deboli del mercato del lavoro. e, quale strumento, la Formazione on the job e Tirocinio professionalizzante per soggetti svantaggiati

L’idea è che entro 12 mesi, gli Enti locali e le aziende pubbliche regionali devono prevedere nei rispettivi regolamenti forme di previsione negli appalti sopra soglia di impiego di persone svantaggiate nella misura minima del 30% e non oltre il 49%. Per gli appalti sotto soglia, i medesimi enti possono applicare l’articolo 5 della legge 381/91 come recepita in Sicilia, affidando gli stessi anche mediante gara riservata alle Cooperative sociali costituite ai sensi dell’articolo 1 lett.b della stessa legge. 

Con l’auspicio di aver contribuito alla discussione e la disponibilità a continuare a farlo, porgiamo cordiali saluti. 

Catania, 21 maggio 2014

(Le parole di Dino Barbarossa - Presidente della Fondazione Èbbene)