Il welfare che verrÓ

Welfare e Mafia:

Non rassegniamoci all’idea che si può essere onesti

I fatti di Roma di questi giorni ci stanno consegnando un senso di rassegnazione in ordine al fatto che nulla possiamo fare per contrastare questi “poteri forti” che negli ultimi 20 anni (ovvero dalla fine della prima Repubblica) hanno costruito un nuovo “patto scellerato” fra mafia, politica, affari.

EBBENE non possiamo rassegnarci a questa terribile equazione, soprattutto perché in questo caso (ma molti sono ormai gli esempi che sono venuti fuori e vengono fuori) l’affare si è concretizzato in danno delle persone più fragili ed indifese: persone immigrate e nomadi.

Vedere lo stato in cui queste persone sono state confinate e poi magari sorprenderci perché “ogni tanto” qualcuno di loro ha manifestato comportamenti devianti è un grande e grave paradosso per una Nazione che si è sempre contraddistinta per l’accoglienza e la condivisione con i più deboli.

Sapere che questo stato di degrado è servito per garantire un diffuso malaffare e che si è “sporcato” nuovamente il mondo della cooperazione sociale, che ha gestito operazioni di apparente strutturazione di welfare, ma in effetti ha coperto traffici illeciti e truffe colossali, è disgustoso.

In effetti, fra la prima, la seconda e, forse, la terza repubblica nulla è cambiato. Le operazioni di pulizia – peraltro nate sempre da un’esemplare azione giudiziaria e mai da processi democratici – hanno consentito unicamente una “mutazione” generazionale degli attori di questo terribile spettacolo.

Adesso siamo di nuovo ad indignarci e ad ascoltare soggetti di vario genere che, giustificandosi, scaricano il fango addosso ad altri soggetti.

Ma credo che nessuno di noi possa sentirsi giustificato e senza colpa per non aver reagito prima e questa colpa è tanto più grande per chi ha gestito il potere ai vari livelli e per chi ha gestito le torte più ghiotte ai vari livelli.

Devo dire, ad onor del vero, che più volte ho denunciato ed ogni volta mi sono sentito indifeso, offeso, incompreso, al punto da cominciare a pensare di essere “strano”, un po’ folle e – soprattutto – inaffidabile.

Ho trovato i muri più alti proprio in quegli interlocutori istituzionali che hanno messo a vessillo la bandiera della legalità ed in tutti coloro che hanno pensato e pensano (e penseranno) che dallo schema del “favor” non si può restare estranei

Lo schema del “favor” che è all’origine di tutti i mali, che è il tipico stile mafioso con cui “ti faccio una cortesia e poi una seconda, fino a che mi sei debitore”; è lo stile ricattatorio degli strozzini; è lo stile violento degli esattori del pizzo; è lo stile suadente dei politici e dei potenti affaristi ; è lo stile di una società basata sull’affermazione del più forte sul più debole.

Già un anno fa Papa Francesco ebbe a dichiarare come le «organizzazioni criminali», che si sviluppano insieme alle «forme di corruzione, oggi così capillarmente diffuse», «offendono gravemente Dio, nuocciono ai fratelli e danneggiano il creato, tanto più quando hanno connotazioni religiose». Lo afferma papa Francesco nel suo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace. L'«egoismo individuale che contrasta la possibilità delle persone di vivere in libertà e in armonia tra di loro», scrive il Papa, «si sviluppa socialmente sia nelle molte forme di corruzione, oggi così capillarmente diffuse, sia nella formazione delle organizzazioni criminali, dai piccoli gruppi a quelli organizzati su scala globale, che, logorando in profondità la legalità e la giustizia, colpiscono al cuore la dignità della persona. Queste organizzazioni offendono gravemente Dio, nuocciono ai fratelli e danneggiano il creato, tanto più quando hanno connotazioni religiose». «Penso al dramma lacerante della droga - sottolinea Bergoglio -, sulla quale si lucra in spregio a leggi morali e civili; alla devastazione delle risorse naturali e all'inquinamento in atto; alla tragedia dello sfruttamento del lavoro; penso ai traffici illeciti di denaro come alla speculazione finanziaria, che spesso assume caratteri predatori e nocivi per interi sistemi economici e sociali, esponendo alla povertà milioni di uomini e donne; penso alla prostituzione che ogni giorno miete vittime innocenti, soprattutto tra i più giovani rubando loro il futuro; penso all'abominio del traffico di esseri umani, ai reati e agli abusi contro i minori, alla schiavitù che ancora diffonde il suo orrore in tante parti del mondo, alla tragedia spesso inascoltata dei migranti sui quali si specula indegnamente nell'illegalità». «La persistente vergogna della fame nel mondo» suscita «la domanda: in che modo usiamo le risorse della terra? Le società odierne devono riflettere sulla gerarchia delle priorità a cui si destina la produzione». Lo sottolinea il Papa. A quanti «con le armi seminano violenza e morte» il Papa rivolge un «forte appello»: «Riscoprite in colui che oggi considerate solo un nemico da abbattere il vostro fratello e fermate la vostra mano!».«Rinunciate alla via delle armi e andate incontro all'altro con il dialogo, il perdono e la riconciliazione».

Poteva il pur incisivo Pontefice fare breccia nelle menti, nei cuori e “nelle tasche” di coloro che oggi sono protagonisti degli scandali che stanno distruggendo il senso del vivere civile e delle istituzioni?

Questa eclatante vicenda, che nasconde una modalità diffusa di gestione del potere affaristico-politico-mafioso, non solo non può lasciarci indifferenti, ma non dobbiamo rassegnarci all’idea che si può essere onesti.

Non esiste solo l’affermazione di se stessi attraverso la prevaricazione dell’altro, ma esistono principi e valori forti intorno ai quali si costruisce il vivere civile: la solidarietà, la tolleranza, l’accoglienza.

Esiste la società degli onesti, molto più numerosa della cricca dei disonesti, ma che ha bisogno di affermarsi con azioni forte e concrete, non emozionandosi ed indignandosi, ma operosamente conducendo il mondo verso l’equa distribuzione della ricchezza e screditando tutti coloro che impongono teorie diverse sull’umanità.

Catania, 10 dicembre 2014

Le parole di Dino Barbarossa - Presidente della Fondazione ÈBBENE

 

 

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Articoli

Non c'è solo il mercato - Articolo di Dino Barbarossa

Cosa ci insegna l’insensatezza del volontariato in appalto - Articolo di Gianfranco Marocchi

Il welfare tra lobby e lotta tra poveri. Aspettando il reddito minimo

Open spazi aperti per il sociale: Misure di contrasto alla povertà

Intervento del presidente della Fondazione, Dino Barbarossa, dal titolo “L’alleanza contro la povertà con sostegni sociali e lavoro”

La Regione Calabria avvia l'esame del "Piano di contrasto alla povertà"

Il Patto per il sociale della Regione Piemonte 2015-2017. Un percorso politico partecipato

Isnet - Riforma Terzo Settore (Valutazione)

La "pagella" che aiuta il welfare in Italia - Giuseppe Guerini

Linee guida per l'inclusione attiva: approvate in Conferenza Unificata

 

Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile

Presentata l'Alleanza Italiana per lo sviluppo sostenibile:

Fonti Agenda per lo Sviluppo Sostenibile - Secondowelfare - Vita Volontariato oggi

 

Documenti Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac)

Vita 12 luglio 2015: Appalti al sociale, qui non c'è gara

Determinazione n. 8 del 17 giugno 2015

Linee guida per l'affidamento di servizi a enti del terzo settore e alle cooperative sociali

 

Riforma del Terzo Settore : un nuovo Welfare partecipativo

La riforma del Terzo Settore è legge: i commenti dalle associazioni

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Contributo alle Linee guida per un riforma del Terzo Settore

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Documento propositivo finale assemblea Todi 2012

 

Spending review

Verso la costruzione di un istituto nazionale di contrasto alla povertà
 

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Avvenire 21 aprile 2012: Luigino Bruni su "Serve cura chance del terziario sociale"

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